Il nuovo linguaggio del pairing: la visione analcolica di Giulia Caffiero conquista l’alta cucina
Da studentessa di archeologia con una passione per ago e filo a protagonista di spicco nel mondo dell’ospitalità d’eccellenza: il percorso di Giulia Caffiero si snoda tra esperienze internazionali e una costante evoluzione professionale. Tra Cagliari, Milano e Copenaghen, ha affinato la propria sensibilità fino a emergere come una delle figure più innovative nel servizio di sala.
Dopo tappe significative in realtà come Cucina.eat, 28 posti e Il Luogo Aimo e Nadia, oggi ricopre il ruolo di Assistant Restaurant Manager al Geranium, uno dei templi del fine dining contemporaneo.
Proprio qui, nel ristorante pluripremiato della capitale danese, Caffiero ha saputo distinguersi grazie a un approccio inedito agli abbinamenti: accanto ai piatti non propone il tradizionale calice di vino, ma un sofisticato percorso a base di succhi, il cosiddetto juice pairing. Una scelta che ha avuto il merito di ridefinire il ruolo dell’offerta analcolica nell’alta ristorazione, tradizionalmente dominata da Champagne e grandi etichette.
Ma quali sono i principi di un juice pairing impeccabile? Secondo Caffiero, equilibrio e struttura restano fondamentali: acidità, sapidità e persistenza devono dialogare con il piatto, seguendo regole non troppo distanti da quelle che guidano la selezione enologica.























