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Francesco Algeri è un fotografo siciliano, classe ’82. Si ritiene prima di tutto un ‘fotografo di strada’: ergo possiamo solamente immaginare quanto questa quarantena potesse pesare su di lui e la sua creatività. Invece ha creato ‘Screenshot Portrait’: un progetto e una pagina Instagram per costruire, scatto dopo scatto, un racconto fotografico dell’Italia in quarantena al tempo delle videocall. Utilizzando semplicemente una chiamata su whatsapp Francesco è riuscito a catturare il bello in ogni partecipante e, forse più importante, la tanto ‘abusata’ resilienza che è in ciascuno di noi, ancor di più ai tempi del covid19.  

 

Come e quando è nata la tua passione per la fotografia?

Non ricordo un preciso momento in cui è scattata dentro di me questa passione, sicuramente però la musica e la fotografia ricoprono un ruolo importante nella mia vita. Da piccolo ero il bimbo con la macchinetta fotografica durante le riunioni di famiglia, le feste, perché mio padre era un appassionato di tecnologia e comprava fotocamere e cineprese, mio nonno idem, anche se none erano dei fotografi o degli esperti, diciamo.

C'è qualche fotografo cui ti ispiri maggiormente?

È come chiedere se vuoi più bene a mamma o a papà. Forse la fotografia di stampo statunitense mi ha sicuramente influenzato, mi riferisco a fotografi come Alex Webb, Bruce Gilden, sicuramente David Alan Harvey, o anche europei trapiantati negli Stati Uniti come Harry Gruyaert. Sono ossessionato dalla fotografia a colori.

Com'è nata l'idea di Screenshot portrait?

‘Screenshot Portrait’ è semplicemente un modo per evadere dall’idea e dalla paura di non tornare a fotografare più l’umanità che mi circonda. Ed ecco l’esigenza di trasformare una semplice video call in un momento di condivisione reale, facendo in più ciò che amo fare di solito: fotografare.

Come si svolge uno 'shooting' utilizzando una chiamata Whatsapp? Ci racconti come realizzi il tuo progetto?

Sono foto ambientate, quindi serve una stanza luminosa (interna o esterna) con uno sfondo uniforme o caratteristico, che servirà per il mood della foto. Quando chiamo decidiamo dove sistemare lo smartphone e proviamo a scattare. Per la foto usiamo sempre la fotocamera posteriore del telefono, non quella dello schermo, per intenderci, per aumentare il più possibile la qualità. La chiamata avviene su Whatsapp. Sono foto con le quali desidero raccontare questa quarantena in casa e proviamo sempre a metterci dentro un sentimento, una caratteristica, un gesto, un oggetto, una situazione. La foto la costruiamo insieme partendo da quello che il soggetto vuole mostrare, non esistono in questo caso foto "giuste" o "sbagliate".

Quanto sta incidendo secondo te questa quarantena soprattutto sui 'creativi'?

Non sta incidendo nell’atto creativo in sé, un creativo rimane tale anche e soprattutto nei momenti di difficoltà. Sicuramente, però, la realtà dei fatti è che per quanto tu possa essere “creativo” la salute viene sempre al primo posto: per essere creativi è necessario avere la mente sgombra da paure e pensieri. Credo che questa situazione sia inedita per la nostra società così come la conosciamo e che, secondo me, è destinata a cambiare.

Qual è il messaggio che vorresti mandare attraverso questo tuo progetto fotografico?

L'idea è quella di sbirciare nelle vostre case e mettere in evidenza, fermare, quell'arte che tutti in qualche modo ci portiamo dietro e dentro. In questa quarantena volevo e vorrei regalare dei momenti di spensieratezza a chi mi dedicherà un po’ del suo tempo.

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