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Nel 2020, il mondo ha aggiunto 412 miliardari, circa otto miliardari alla settimana, per portare il record mondiale a 3.228 miliardari, secondo Hurun. La "Global Rich List 2021" di Hurun afferma che la Cina si sta allontanando dagli Stati Uniti, guidando con 1.058 miliardari, rispetto ai 689 miliardari negli Stati Uniti. I due paesi costituiscono più della metà dei miliardari "conosciuti" nel mondo, e Elon Musk è diventato per la prima volta l'uomo più ricco del mondo.

"Nonostante l'interruzione causata da COVID-19, quest'anno si è assistito al più grande aumento della ricchezza dell'ultimo decennio", ha dichiarato Rupert Hoogewerf, presidente e capo ricercatore di Hurun, in una dichiarazione. “Un boom del mercato azionario, guidato in parte dall'allentamento quantitativo, e una raffica di nuove quotazioni hanno coniato otto nuovi miliardari in dollari alla settimana nell'ultimo anno.

"Il mondo non ha mai visto tanta ricchezza creata in un solo anno, molto più di quanto forse ci si sarebbe potuto aspettare per un anno così gravemente sconvolto dal COVID-19", ha detto. Questo segna la decima edizione della Hurun Global Rich List, che esprime i cambiamenti di ricchezza degli imprenditori di maggior successo al mondo nell'anno che si concluderà il 15 giugno 2021.

Secondo il rapporto annuale di Brand Finance, Gucci e Louis Vuitton sono in cima alla categoria moda dei marchi di lusso più preziosi al mondo. Le case di moda sono arrivate rispettivamente al secondo e terzo posto nella classifica generale dopo Porsche, che è stata classificata come il marchio di lusso più prezioso al mondo.
 
L’elenco è stato fatto da WWD prendendo come riferimento il valore complessivo del marchio, il loro potere nell'influenzare le scelte dei consumatori o investimenti di marketing. Altre case di moda che si sono classificate in cima alla lista sono Cartier al terzo, Chanel al quarto e Hermès al quinto. Rolex, Dior e Coach tra i primi 10.
 
Nonostante questi marchi abbiano ottenuto buoni risultati rispetto alla concorrenza, le prospettive non sono rosee per questo settore dato che Brand Finance prevede che i 50 marchi di lusso più preziosi perderanno circa 20 miliardi di dollari di valore del marchio nel 2020 a causa della pandemia globale. Brand Finance ha aggiunto anche che i marchi di moda e automobili sono stati i più colpiti negativamente, mentre le imprese di bellezza e cosmetici se la stanno cavando meglio. 
 

“Il lusso è una necessità che inizia quando la necessità finisce”, disse Coco Chanel. E Secoo, il principale portale e-commerce cinese interamente dedicato alla luxury industry, ha trasportato con successo questa necessità tra i netizen del Dragone.

 

Borse di Gucci, Hermès, Louis Vuitton ed ancora scarpe, maglie e camicie tutte rigorosamente griffate. Potremmo dire di frugare all’interno di qualche armadio di un influencer ed invece, basta girare lo sguardo per vedere postazioni per livestreaming, photoshooting e scrivanie. Luxury Agency News è infatti entrata in esclusiva negli uffici di Secoo a Milano.

 

Lusso ed e-commerce? Questo il trend del futuro. Da alcuni anni, i brand di alta gamma hanno abbracciato in Cina la digitalizzazione ed i canali commerciali online. Non una sorpresa per il Paese più connesso al mondo. Ad oggi i consumatori cinesi sono il motore principale di crescita per il mercato globale del lusso. Anzi, in questo atipico 2020, solo il Dragone, è riuscito a dare segnali positivi in un settore, quello del luxury retail, messo in ginocchio dalle chiusure forzate. 

 

Ad accoglierci Arianna Pigliavento, Business Development Specialist e Liu Yinzuo, General Manager di Secoo Italia, con quest’ultima che ci ha illustrato come lavora la compagnia e le prospettive per l’e-commerce cinese.

 

 

Iniziamo subito a parlare di Secoo, potresti introdurci quali sono i servizi per le aziende europee?

 Secoo nasce nel 2008 a Pechino e ad oggi possiamo dire che è un gruppo ormai diffuso su scala globale con uffici che vanno dall’Asia all’Occidente. Per quanto riguarda le nostre offerte alle aziende europee sicuramente il marketplace di Secoo è uno dei nostri principali servizi. Tuttavia vorrei sottolineare che Secoo offre alle aziende anche servizi non secondari come database analysis, assistenza logistica per l’export verso la Cina, photoshooting ed ovviamente sessioni livestreaming in chiave marketing per meglio raggiungere il pubblico cinese.

 

 

Ci potresti descrivere la filosofia dietro Secoo?

 Sin dai primi anni, Secoo si è focalizzata sul settore del lusso. Ad oggi la compagnia ha stretto collaborazioni con alcuni dei principali player del settore ed i margini di sviluppo sono positivi. Basti pensare che il 70% dei brand di lusso a livello mondiale sono Europei, non è quindi un caso che abbiamo deciso quasi da subito di focalizzarci sul mercato europeo. I nostri interlocutori non sono solamente i singoli brand, ma anche i multibrand store. Noi apriamo un canale privilegiato per tutti coloro vogliono esplorare il mercato cinese. 

 

 

E per quanto riguarda i consumatori cinesi? Quali sono le previsioni? 

 Sicuramente negli anni abbiamo assistito ad un cambiamento delle abitudini di acquisto e consumo degli utenti cinesi. A tale riguardo abbiamo assistito ad una maturazione e crescita del pubblico del Dragone. Secoo offre ai suoi clienti non solo i prodotti delle più grandi maison, ma con la ricerca ai dettagli e al particolare del consumatore cinese di oggi, cerchiamo di offrire anche brand più di nicchia e ricercati. 

                                                                        

 

Da quanto Secoo è presente sul mercato cinese?

 Noi nasciamo a Pechino nel 2008 e nel tempo il nostro portale e-commerce è divenuto un’importante realtà nel luxury e-tailer. Possiamo dire, in un certo senso, siamo stati tra i primi a scommettere nella digitalizzazione dei brand di lusso! Con sedi in Giappone, Corea e Stati Uniti, l’azienda è cresciuta molto, inoltre dal 2017 Secoo è quotata al Nasdaq di New York. 

 

 

So che Secoo è anche presente con un negozio offline, puoi dirci di più su questa iniziativa?

 Sicuramente, l’online è il nostro core business, ma l’offline ha ancora il suo appeal. A Shanghai noi abbiamo un nostro store fisico dove organizziamo anche numerose iniziative per i buyer cinesi. Ed anche a Pechino organizziamo saltuariamente dei pop up store. Tuttavia qualche anno fa, sempre a Shanghai, abbiamo realizzato con MSGM una delle iniziative che, secondo me, è stata tra le più interessanti da noi create. Nello specifico si è trattato dell'installazione di un vero “innovative mirror-image pop-up event”, un evento dedicato interamente ai trendsetter urbani, dove gli specchi, di differente grandezza, hanno dato un'immagine surreale del mondo sotterraneo.

 

 

Il 2020 è stato (anzi è) un anno sicuramente difficile sotto ogni punto di vista. Nonostante le difficoltà, abbiamo visto come il mercato del lusso in Cina abbia saputo resistere, specialmente grazie all’e-commerce. Secondo te, quale è il principale trend del commercio online del Dragone?

 Sicuramente il livestreaming! Ad onor del vero Secoo ha iniziato ad esplorare questo settore nel giugno dell’anno scorso. Quindi possiamo dire che siamo ancora “giovani” quando parliamo di livestreaming. Tuttavia, la risposta del pubblico è stata importante. Soprattutto quest’anno. Durante il periodo più duro della pandemia abbiamo dovuto cambiare interamente il nostro modo di fare business, investendo nel livestreaming e, parallelamente, collaborando con alcuni importanti social media come Douyin. Sono sicura che questo trend sarà tutto in salita anche nel secondo semestre del 2020.

 

 

E per quanto riguarda la “social commerce”?

 Senza dubbio è un trend da tenere sotto osservazione. In Cina, ma a dire la verità un pò ovunque nel mondo, abbiamo assistito alla rapida diffusione delle short video app. E questi social media hanno inaugurato il trend del “social-shopping”. Vedo qualcosa di interessante? Ora posso comprarlo con un click! 

 

 

Rimanendo in tema, il COVID-19 ha sicuramente avuto un impatto non solo sulle aziende, ma anche sulle abitudini di consumo. Hai visto qualche cambiamento a riguardo nel mercato cinese?

 Sicuramente qualcosa è cambiato. Quando parliamo di abitudini di acquisto, abbiamo assistito ad una esplosione dell’e-commerce. Non solo legata alla luxury industry o al normale fashion retail. In Cina, persino i piccoli negozi di quartiere, come frutterie o piccoli chioschi, vendono i loro prodotti online. Anche chi non utilizzava un cellulare, come i più anziani, adesso ne ha uno ed è pronto ad acquistare online. Lo stile di vita delle persone è sicuramente cambiato, non solo il modo di fare shopping.

 

 

In Cina ci sono molti appuntamenti e-commerce come il Singles Day o il 618. Eventi nemmeno paragonabili, per volume di affari, ai nostri Cyber Monday o Black Friday. Secoo vi partecipa attivamente?

Certo, anche noi abbiamo partecipato a questi appuntamenti ormai divenuti un must nel mondo digitale cinese dove, anno dopo anno, vengono macinati record di vendite. Tuttavia vorrei sottolineare che quest’anno anche Secoo avrà una propria iniziativa con un proprio shopping festival. L’appuntamento sarà il 17 dicembre e siamo tutti in attesa di vedere come il pubblico risponderà.

 

 

La mia ultima domanda riguarda l’intero panorama e-commerce cinese, qualche idea sugli sviluppi futuri?

 Attualmente dobbiamo riconoscere che lo scenario pre-pandemia dell’industria del lusso era già caratterizzato da una estrema polarizzazione del digitale che vedeva la Cina crescere, anno dopo anno, come principale mercato per le aziende. Le aziende del settore del Fashion e del Luxury saranno da oggi ancor di più costrette a rivedere i loro posizionamenti per adattarsi alle crescenti necessità caratterizzate dall’attuale panorama. Sicuramente l’offline continuerà ad avere una parte fondamentale in termini di brand awareness e di conoscenza del prodotto da parte dei consumatori, ma l’e-commerce rafforzerà la sua posizione come main driver nelle vendite nel settore del lusso.

 

 

            

Un ritorno dal vivo, dopo lo stop forzato del 2020, per la quarta edizione del "Performer Italian Cup", il cui programma verrà presentato alla conferenza stampa di mercoledì 30 Giugno al Palazzo degli Elefanti, a Catania. ll Campionato Italiano delle arti Performative "Performer Italian Cup" è il primo campionato delle Arti Scenico/sportive che, attraverso diverse tappe di qualificazione, decreta il campione nazionale italiano di ogni disciplina performativa. I migliori atleti e artisti, dopo aver superato le selezioni provinciali, regionali e aver vinto titoli importanti durante la finale nazionale, rappresenteranno la propria regione di appartenenza all'interno del programma televisivo che, puntata dopo puntata, farà sfidare i concorrenti in esibizioni di arti performative specializzate in un coreografico di canto, danza, recitazione, performer completo ed arti circensi ed acrobatiche. Alla fine dell'ottava puntata del programma si premieranno i vincitori della competizione. I finalisti presenteranno l'Italia all'European Cup 2022. Nel 2017 l'incontro fra Valentina Spampinato (ideatrice metodo Pass ) e Luigi Fortuna (presidente Nazionale CSAin ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico) che ha come scopo la promozione delle attività sportive, culturali, assistenziali e ricreative del tempo libero.), segna l'inizio di una collaborazione volta alla promozione su tutto il territorio nazionale delle arti-performative-sportive.

"La diffusione del metodo di formazione P.A.S.S. tramite l’ente di promozione sportiva C.S.A.In. - racconta la direttrice artistica Valentina Spampinato - offre non soltanto il riconoscimento e la certificazione di una figura sempre più complessa e richiesta nello scenario dello show business internazionale, ma permette un miglioramento dei livelli medi di formazione ed una maggiore attenzione da parte del mercato del lavoro verso i nuovi talenti e le produzioni nostrane. Grazie al riconoscimento C.S.A.In, il Metodo Pass crea il primo ed unico circuito competitivo e sportivo delle Arti Performative". Il programma prevede otto settori di competenza: Performer completo (esecuzione di una performance multidisciplinare - minimo 2 discipline), Performer specializzato, in una sola disciplina (canto, recitazione, danza, arti circensi e acrobatiche), piccole e grandi compagnie (dai 3 artisti/atleti fino ad un massimo di 5 per le piccole compagnie e dai 6 artisti in su per le grandi) e infine Duo (due artisti). Dal primo al 4 Luglio la quarta edizione del Performer Italian Cup si svolgerà al Centro fieristico le Ciminiere di Catania e vedrà il coinvolgimento di grandi nomi del mondo della spettacolo. A condurre insieme a Valentina Spampinato il noto coreografo Garisson Rochelle.

  

A rappresentare il tricolore della bandiera italiana le co-conduttrici: Valeria Marini, Anna Falchi e Klaudia Pepa. Il programma avrà una giuria tecnica composta da: Chiara Cattaneo, Paride Orfei e il Maestro Vessicchio. I preparatori atletici del Metodo Pass sono i professionisti: Fioretta Mari, Anthony Patellis, Andrea Rizzoli per la recitazione. Grazia Di Michele, Fabio Lazzara, Ivan Lazzara  per il canto. Maura Paparo ,Matteo Addino, Janine Molinari per la danza e formeranno degli show per gli atleti da coinvolgere in un confronto sempre più impegnativo da un punto di vista di difficoltà tecnica. L'intrattenimento è affidato allo showman Antonio Delle Donne. "L’emergenza Coronavirus ha travolto l’Italia non risparmiando nessuno, abbattendosi come uno tsunami sul mondo dell'arte, della cultura e dello spettacolo e mettendone a nudo le fragilità del comparto. La danza, la musica e la recitazione dovrebbero oggi più di prima essere incoraggiate e sostenute per contribuire a ritrovare il benessere e la serenità che il Covid ci ha sottratto. Il Campionato italiano delle arti Performative non solo è un'occasione per superare lo shock subito dalla pandemia ma è anche un forte segnale di vicinanza ai giovani artisti emergenti che dall'iniziativa possono ricevere grazie alle Work Room in diretta, fulcro del  metodo P.A.S.S  importanti proposte professionali " conclude Valentina Spampinato.

Premio Incinque Jewels è l’evento di punta della Roma Jewelry Week 2021. Il concorso internazionale, alla sua seconda edizione, intende valorizzare la cultura del gioiello contemporaneo a Roma. Il contest è promosso dall’associazione Culturale Incinque Open Art Monti di Roma e curato dall’architetto Monica Cecchini direttore del progetto e dall’art director Jewelry Emanuele Leonardi, autore del "gioiello narratore".

Per la prima volta Incinque Jewels sarà l’evento protagonista della prima edizione della Roma Jewellery Week, manifestazione che vedrà coinvolte associazioni, scuole orafe, laboratori e atelier altamente selezionati. Un imperdibile palinsesto dedicato interamente alla divulgazione e promozione del gioiello d’artista, di ricerca, d’autore.

L'esibizione si terrà dal 15 al 17 ottobre 2021, in una inedita location: il sito archeologico “Auditorium di Mecenate” di Roma risalente al 30 a.C.. Si tratta di un antico ninfeo fatto costruire da Gaio Cilnio Mecenate, consigliere di Augusto e protettore di letterati e poeti, colui che oggi potremmo definire un antico ministro della cultura. Esporre nell’Auditorium di Mecenate ha, dunque, un valore straordinario, non solo perché per l’occasione sarà accessibile al pubblico, ma anche perché è il sito dove Virgilio e Orazio declamavano i loro versi, e dove si promuoveva la condivisione nell’arte. Se ancora oggi utilizziamo il termine mecenatismo per indicare il sostegno economico a iniziative e progetti artistici o culturali, lo dobbiamo proprio a Mecenate.

La mostra collettiva sarà il frutto di una accurata selezione di creazioni orafe artistiche da parte di una giuria di esperti del settore: Laura Astrologo Porché, jewelry journalist per il gruppo Celebre Magazine World e titolare della pagina Instagram @journaldesbijoux, Barbara Brocchi, Creative Manager, Illustratrice, Scrittrice, Designer, Docente IED, Bianca Cappello, storica e critica del gioiello, docente e autrice di diverse pubblicazioni sul gioiello e sulla bigiotteria, Eugenia Gadaleta, consulente di comunicazione e fondatrice del progetto Milano Jewellery Tour, Emanuele Leonardi, art director Jewelry del Premio Incinque Jewels, artista orafo del “Gioiello Narratore”, Matilde Pavone, Maestro orafo specializzato in Alta gioielleria, coordinatore e docente del corso in design del gioiello di Accademia Italiana Roma, Marina Valli, Designer del gioiello, presidente dell'associazione romana Officine dei Talenti Preziosi OTP e docente in Design del Gioiello, Jonathan Giustini scrittore e giornalista e Monica Cecchini, architetto, designer e curatrice di eventi d'arte presidente dell'Associazione Culturale Incinque Open Art Monti, e fondatrice del progetto Roma Jewelry Week.

Convivialità, interdisciplinarità, rigenerazione sociale e gioia sono i temi scelti per la seconda edizione del concorso. Il Premio Incinque Jewels quest’anno vuole favorire una riflessione sul tema del “recuperare i gesti e gli animi di convivialità per una rigenerazione sociale” e creare un dialogo tra chi realizza l’opera e chi la osserva. Vuole indagare la funzione del gioiello come oggetto simbolico, non solo ornamento dalla valenza artistica e dall’importanza riconosciuta spesso unicamente per la sua matericità preziosa, ma portatore di un messaggio dal valore sociale. Un tema molto importante e sentito in questo periodo storico estremamente difficile, in cui è tantissima la voglia di ripartire con un nuovo spirito e di mettere al centro l’arte.

Si chiede ai partecipanti di pensare e progettare un gioiello che valorizzi le antiche arti e che possa creare un legame con l’arte contemporanea, di interrogarsi sul valore della condivisione di idee, sentimenti, stati d’animo. Su come il nostro spazio interiore può cambiare lo spazio esterno, come i rapporti interpersonali possano cambiare il futuro e quanto questo influisca su aspetti legati alla sostenibilità.

I tre vincitori avranno la possibilità di esporre le loro creazioni con una personale per il primo classificato e una bipersonale per il secondo e terzo classificato presso la galleria Incinque Open Art Monti di Roma. Un premio speciale di comunicazione per il gioiello sarà offerto dalla consulente e docente Eugenia Gadaleta che consiste in un press kit professionale e una consulenza di comunicazione, strumenti indispensabili per far conoscere le proprie creazioni tramite i media.

Pee iscriversi e ricevere il bando mandare una mail entro il 19 luglio 2021 all’indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. specificando nell’oggetto “Candidatura Premio Incinque Jewels”. Info www.incinqueopenartmonti.com

Lo stile e l’arte di un occhiale possono essere davvero frutto della particolare raffinata genialità di chi li crea. E’ il caso di Marco Melis, vera eccellenza italiana del Made in Italy nel settore dell’ottica, che negli anni ha saputo fare di una sua passione, un lavoro prima e un’impresa poi. Oggi sono molti i personaggi anche internazionali, dal regista Spike Lee all’attrice Monica Bellucci, che indossano le sue “creazioni”.

Titolare della Marcomelis Eyewear, Melis ha una sua filosofia per creare un modello o una collezione di occhiali: immaginare ogni singolo pezzo come un accessorio per dare risalto al volto e all’outifit di chi lo indossa. Rispetto ad altre attività, durante i mesi più duri della pandemia, ha stretto i denti continuando a dare lavoro ai suoi dipendenti che sono per lui diventati nel tempo una seconda famiglia. Per continuare a garantire l’esclusività della sua produzione. Ecco perché secondo lui c’è solo un modo per riuscire a salvaguardare l’economia nazionale: proteggere e difendere la qualità italiana evitando il facile abbaglio dei costi di produzione più bassi proposti all’estero ma che alla lunga rischiano solo di fornire alla clientela proposte non di qualità ma grandi numeri.

Il 2020, l’anno della pandemia Covid-19, l’industria manifatturiera italiana ha segnato un calo significativo generale del 14.3% sul fatturato. E questo nonostante gli incentivi statali, come il Bonus Vista, per il settore ottica. Anche lei è convinto, come stabiliscono le indagini di marcato, che nel 2021 vi sarà una ripresa?

Qui dobbiamo fare un passo indietro, prima della pandemia, quando molte aziende sono andate a produrre altrove, causando una crisi ai nostri terzisti. Io in quel momento ho deciso di rimanere in Italia e successivamente con l’arrivo della pandemia ho risposto investendo nei terzisti che erano rimasti senza lavoro. Questo è stato il mio modo di rispondere alla crisi e alla pandemia stessa, utilizzando un periodo di blocco totale per attrezzarmi alla ripartenza. E' stata dura e ancora non so se sono stato bravo o incosciente rischiando parecchio, so solo che oggi i miei ragazzi sono ancora tutti al proprio posto di lavoro e certamente senza di loro non avrei potuto fare niente, devo solo ringraziarli.

Quale potrebbe essere la proposta per il rilancio?

La ripartenza ci sarà e anche proficua per chi ha resistito e ha potuto investire come noi. Stiamo parlando di un ennesimo "dopoguerra", con la differenza che non dobbiamo ricostruire né strade né case, ma reti vendita.

Altro tema scottante è la contraffazione, che paradossalmente nel 2020 ha comunque contribuito in larga scala a perdite ingenti. Come stilista ma anche imprenditore, si sente tutelato e quale sarebbe secondo lei il miglior modo per abbattere il fenomeno?

La contraffazione purtroppo esiste perché esiste la richiesta. Fino a quado con cambierà la cultura delle persone tutto questo non avrà battute d’arresto, malgrado gli sforzi del Governo nel trovare leggi adeguate al caso. Vedo spesso e volentieri bancarelle e mercatini con occhiali di marca di dubbia provenienza e originalità. Dovremmo tutti imparare che se una cosa non possiamo permettercela non è la fine del mondo.

La sua caratteristica è il claim che si ritrova sulle asticelle dei suoi occhiali: “Fatto da un Italiano”. E’ un inno al Made in Italy o una sana fierezza originale?

La frase “Fatto da un italiano” è una mia provocazione, poichè troppo spesso vediamo improbabili  critte tipo “Hand made”, “Made in Italy” etc . Io ho voluto comunicare di più, prendendo le distanze, dicendo la stessa cosa, ma vera!

Da quando è nato lo stile, gli occhiali sono un accessorio strategico per gli outfit di chi è fashion victim. Dica la verità: in questa epoca 2.0, e in vista di quella 3.0, quanto conta la firma di una griffe di prestigio rispetto alla qualità del prodotto?

Facciamo subito una distinzione e permettetemi anche di fare chiarezza. Voglio citare due tipi di realtà produttiva: quella artigianale e quella cosiddetta "a controllo numerico". La prima è intuibile: parliamo di un occhiale completamente fatto mano, che viene tagliato attraverso l’utilizzo di un pantografo, pezzo per pezzo.  Il controllo numerico invece è una sorta di catena di montaggio, dove le montature degli occhiali vengono tagliate in serie da apparecchiature industriali. La differenza è che nel primo caso la qualità del prodotto è garantita, nel secondo c’è comunque un buon livello ma in un contesto in cui il processo di realizzazione nasce per ottenere pezzi nel minor tempo possibile. Fatta questa distinzione, non significa che avendo indosso un modello griffato sia di fatto sinonimo di eccellenza.

Lei ha disegnato montature per personaggi internazionali come Spike Lee e Monica Bellucci. C’è una sostanziale differenza nel creare modelli destinati a questi grandi nomi, rispetto poi a quelli per la clientela di massa?

Come dicevo prima la differenza è l’approccio. Io guardo l’anima delle persone, indipendentemente dalla loro bellezza o estrazione sociale. A me piace prolungare l’anima delle persone e farla risaltare sul volto. Quando ho disegnato gli occhiali a Monica Bellucci ho pensato in un primo momento alla diva che risiede dentro lei, ma era troppo scontato.  Ho scelto quindi di proteggere la sua parte interiore, quella timida. Monica ha voluto sapere ogni singolo procedimento adottato per i suoi occhiali e quando li ha indossati li ha definiti “dei bellissimi guanti”. Gli occhiali per Spike Lee sono nati con una provocazione, ho voluto crearli in una forma che lui non usa mai: con le lenti a goccia ma strani, anima in metallo e borchie in acetato. Praticamente due occhiali in uno. Volevo che avesse un pezzo unico che esprimesse robustezza e stabilità come una sorta di incontro tra due mondi.

Nelle foto in cui lei è con il grande regista americano, notiamo che ridete. Cosa si ricorda di quell’incontro?

E’ stato davvero divertente, ci siamo incontrati al Festival di Venezia dopo la conferenza stampa di un suo film. Ho fatto in tempo a darglieli in quei pochi attimi in cui un personaggio come lui li ha a disposizione. Non appena è stato possibile, mi sono infilato un paio di guanti bianchi e gli ho sporto i suoi occhiali, dicendo: “Hi,  these are your sunglasses”. Spike ha preso i suoi e ha fatto finta di gettarli via ridendo. Anche lui non poteva credere che qualcuno a distanza potesse cucirgli addosso un paio di occhiali.